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Anno 29 - 19 ottobre 2017 


Istanza del SAUR alla nuova Ministra dell'Università

di - 4 gennaio 2017

Al Ministro dell’Istruzione
dell’Università e della Ricerca
Sen. Valeria Fedeli
Via Michele Carcani 61
00153 Roma

Oggetto: richiesta di incontro su questioni sindacali concernenti il personale docente dell’Università


Mi rivolgo a Lei in quanto Segretario generale di questa O. S. per segnalare alla Sua attenzione due problemi particolarmente urgenti, fra quelli che sotto il profilo sindacale riguardano la docenza universitaria.
1) In primo luogo non posso non fare riferimento alla questione, ormai divenuta annosa (ma sarebbe giusto dire: scandalosa), del trattamento economico del personale di ruolo, costituito dai professori e dai ricercatori. In questi ultimi tempi l’aspetto su cui i docenti e le loro organizzazioni sono riusciti un poco a richiamare l’attenzione della classe politica e della parte più avvertita dell’opinione pubblica è stato quello concernente il blocco degli scatti retributivi deciso dal c.d. decreto Tremonti del 2010: ma si tratta, per così dire, solo della punta di un iceberg. E’ noto che per tutte le altre categorie del pubblico impiego il suddetto blocco era stato sospeso fin dal 1° gennaio 2015, non solo nei suoi effetti economici ma anche in quelli giuridici, laddove per la nostra categoria è stato sospeso solo dal 1° gennaio 2016 ed esclusivamente nei suoi effetti economici, lasciando sussistere le penalizzazioni sul piano giuridico. Il minimo che noi chiediamo in favore dei docenti universitari è la pronta eliminazione di questa inspiegabile e ingiustificabile discriminazione a loro danno, che oltretutto li colpisce nella loro stessa dignità professionale e umana. La sospensione degli effetti economici del blocco deve dunque essere retrodatata al 1° gennaio 2015 e deve essere affiancata da una corrispettiva sospensione degli effetti giuridici.
Ma, appunto, si tratta del minimo: non possiamo dimenticare infatti che una simile discriminazione è venuta ad aggiungersi a un’altra, ben più antica (risale al 1990!) e ancor meno accettabile, che i docenti universitari hanno patito nei confronti dell’alta dirigenza pubblica non contrattualizzata, alle cui retribuzioni erano agganciate, per legge, le loro retribuzioni. Questa legge non è stata mai modificata né abrogata, eppure nell’ultimo quarto di secolo gli accademici non hanno più fruito dei sostanziosi aumenti spesso decretati in favore delle altre categorie dell’alta dirigenza pubblica (magistrati, diplomatici, prefetti, alti gradi delle forze armate…) né d’altro canto sono mai stati contrattualizzati (ciò che per varie ragioni, a nostro avviso, non sarebbe stato e non sarebbe comunque opportuno). La conseguenza è che le loro paghe si sono assottigliate sempre più, al punto di diventare sostanzialmente ridicole: oggi lo stipendio medio di un docente universitario italiano è sensibilmente inferiore non solo a quello di un suo collega di altre nazioni europee, ma addirittura a quello di chi in tali nazioni è insegnante di scuola media o, in taluni casi, perfino di scuola primaria. A prescindere da altre considerazioni, è così che pensiamo di arginare il fenomeno della “fuga dei cervelli”, del quale tanto si parla?
2) Un discorso complesso, ma al quale non può essere sordo chi, come Lei, ha nel proprio curriculum una intensa attività sindacale, è poi quello dei precari dell’università. Una nebulosa composta principalmente da docenti a contratto, senza i quali oggi si potrebbe chiudere una larga parte dei corsi di laurea in atenei pubblici o privati.
Si tratta di studiosi, non necessariamente giovani, rimasti fuori dai concorsi e da altre selezioni, per lo più con un buon curriculum e una rispettabile capacità scientifica e soprattutto didattica, con pubblicazioni e anni di servizio che sarebbe bello poter definire mal pagato, perché in pratica è non pagato. Il docente a contratto infilatosi nella legislazione italiana quando si cercava di abolire il precariato e quindi si eliminavano gli incarichi, sembrava inizialmente una sorta di premio Nobel prestato alle università per poco tempo, onde non distrarlo con troppa didattica. In realtà la figura è inflazionata: nessuno pensa di aver riempito le aule con premi Nobel. Tuttavia è indispensabile pensare a dare subito ai docenti a contratto in servizio una retribuzione decorosa (oggi prendono meno di quello che spendono per spostarsi e andare a far lezione) e, in prospettiva, a una sistemazione, limitatamente a quelli che hanno determinati requisiti.
E’ questo un tema sul quale il SAUR ha specifiche competenze ed è pronto a metterle a disposizione di codesto Ministero. Ma anche su altre questioni concernenti l’Università e la ricerca scientifica, oltre a queste due molto urgenti, il SAUR si dichiara fin d’ora disponibile a un incontro, nonché ad ogni forma di collaborazione nell’interesse del Paese.
Con osservanza
Il Segretario generale
(Prof. Dario Sacchi)



 


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