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Niente novità nella proposta di Grillo: la ricerca prospettata è la solita ricerca di soldi pubblici

di Giorgio Baroni - 8 febbraio 2016

L’articolo di Francesco Grillo pubblicato sul Corriere nel giorno della Candelora, forse con l’auspicio che l’Italia esca presto dall’”inverno” della crisi, si apre e si chiude con la contemplazione dell’iniziativa annunciata da Apple per il Napoletano, “sforzo politico e manageriale … per fare innovazione” sospinto dalla “fame di riscatto” di Napoli e dal “sogno visionario di Steve Jobs”: iniziativa esemplare cui dovrebbe ispirarsi un Piano Nazionale della Ricerca che “concentri su pochi territori” le “scarse risorse politiche e finanziarie”.
E’ un vero peccato che alla base di tutto questo ci sia una trovata per nulla innovativa: la Apple avrebbe dovuto pagare allo Stato italiano poco meno di un miliardo per evasione fiscale; ne pagherà circa un terzo e i due terzi se li tiene, con la promessa di fare un investimento nel Napoletano così da impiegare fino a 600 persone in prospettiva! In sostanza il grande investimento non lo paga “la società che capitalizza più dell’intera Piazza Affari”, ma il contribuente italiano che dovrà in qualche modo rimpiazzare i soldi “condonati” a questa concentrazione di ricchezza! In sostanza si è tolto ai poveri per dare ai superricchi, che hanno trovato il modo di convincere lo Stato (come avranno fatto a persuadere il Presidente del Consiglio? Qualcuno ha un’opinione in merito?) a premiare un simile evasore fiscale, che ora si impegnerebbe a insegnare a fare ricerca: indubbiamente i suoi dirigenti sono bravissimi: invece di trovare una produzione redditizia, hanno addirittura trovato un Presidente del Consiglio compiacente e quindi i soldi, peccato che fossero dei cittadini italiani.
Con queste premesse l’articolo prosegue, proponendo di distribuire i soldi per la ricerca “eliminando l’equivoco che contino le pubblicazioni” (e che cosa dovrebbe contare in alternativa? Vanno premiati coloro che nemmeno pubblicano gli esiti delle loro ricerche?), “introducendo nella valutazione i miglioramenti di una università su se stessa” (ma che cosa significa questa frase?). Il tutto condito con un po’ di luoghi comuni sull’Italia che spende troppo per le pensioni (ma non è vero: per le vere pensioni spende meno degli altri Stati europei; il discorso cambia se ci mettiamo dentro tutte le altre spese dell’INPS), sui “sistemi di potere che ruotano intorno a pochi baroni” (con lo stipendio bloccato dal 2009!), sulla scarsa percentuale di laureati (come se fosse da premiare un sistema universitario che, pur di sfornare più laureati, promuovesse anche i somari, in un contesto, oltretutto, che già fa fatica a dar lavoro ai laureati d’oggi).
In bella sostanza questo Grillo sparlante vorrebbe togliere alle università i pochi fondi di ricerca disponibili e concentrarli “su quelle che sono le priorità industriali”, ovvero non sollecitando le imprese a sostenere la ricerca, ma togliendo i soldi alla ricerca per aiutare certe imprese: quali? L’esempio della Apple di cui sopra ci dà la risposta.
Questo di Grillo più che un articolo è una marchetta.


 


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