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Nuovo regolamento per i concorsi da ricercatore?

di Arturo Cattaneo - 18 febbraio 2008

Vale la pena di svolgere qualche riflessione su questo “Regolamento recante modalità di svolgimento dei concorsi per ricercatore universitario”, diffuso nel dicembre 2007 ma non ancora entrato in vigore a motivo delle eccezioni sollevate dalla Corte dei Conti di cui si dà notizia in altra parte di questo giornale. Mi sembra anzitutto che il nuovo regolamento (se sarà approvato nella forma a noi nota) si presti a una valutazione positiva o negativa a seconda che se ne accolga o rigetti l’assunto di partenza, che a me pare assai chiaro: sottrarre il concorso per ricercatore al ‘controllo’ della sede che ha bandito il posto, in favore di un sistema di selezione a due tempi di cui il primo su base nazionale e affidato a una commissione di revisori esterni, il secondo interno alle singole università e affidato a sei commissari (di cui tre interni) di nomina rettorale. In questo senso, il nuovo regolamento va nella stessa direzione delle norme sui concorsi di prima e seconda fascia già stabiliti dalla legge Moratti, e non ancora attuati dal presente Ministero: concorsi in cui la selezione a livello nazionale precede l’intervento delle università e, in qualche misura, ne attenua il potere di ‘controllo’ sui concorsi stessi.


Va sottolineato che i due provvedimenti, simili nella sostanza, sono stati adottati da due Ministeri che sono emanazione di forze politiche nettamente contrapposte. Non si può certo quindi parlare di progetto politico egemone, di ideologia dominante etc. La questione è, e resta,  prettamente accademica. Quanto al merito del problema, quale sistema di reclutamento sia preferibile all’altro, le discussioni al riguardo sono state, e saranno, infinite. Visto che generalmente  ciascuno ha in materia opinioni chiare e definite, mi limito ad esporre la mia in modo succinto (ed essendo stato beneficiario di entrambe le forme di concorso, quella nazionale e quella locale, ho la presunzione di parlare con una certa equidistanza): ritengo che i concorsi su base nazionale, in tutto o in parte, siano di gran lunga preferibili per assicurare al reclutamento di ricercatori e docenti modalità di svolgimento più ampie, meno influenzabili da fattori locali o interni alle singole Facoltà.


            Detto della mia preferenza per una normativa di reclutamento dei ricercatori che prevede una prima fase di selezione su base nazionale, mi sembra però giusto rilevare che purtroppo, a leggere in dettaglio le nuove norme, è proprio la prima fase, quella affidata agli esperti revisori, a configurarsi come più macchinosa e confusa rispetto alla seconda fase, in cui agisce e decide la commissione nominata dall’università che bandisce. Qualche esempio. L’art. 5 (Esperti revisori) ai commi 1 e 2 non specifica di quanti elementi saranno composte le due liste di esperti revisori stabilite e aggiornate (come? in che modo?) ogni anno dall’Agenzia nazionale di valutazione dell’università e della ricerca (ANVUR), e men che meno in base a quali criteri questi esperti saranno scelti (si parla, molto genericamente, dei curricula e delle pubblicazioni dell’ultimo quinquennio, ma come si può onestamente pensare che un comitato, per quanto competente, molto attivo e imparziale, possa valutare in tempi ragionevoli interi settori disciplinari?) Sempre nello stesso articolo 5, poi, il comma 5 appare molto difficile da interpretare, per non dire del 7, che sembra uscito da una parodia del testo stesso: “Nel caso in cui non sia possibile reperire nella secon



 


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